

DIDASCALIE FOTO

E' una foto conosciuta perché già esposta più volte.
Scattata in una delle prime estati del dopoguerra, è immagine della voglia di vivere, racconta la vita che prende il sopravvento sui drammi ereditati dalla guerra. Ci si diverte allora come si può, con quello che la provvidenza offre. Ed ecco allora il fiume Brembo, autentica spiaggia popolare, invasa da una folla di vocianti bagnanti. Per i più piccoli inizia il tempo delle colonie marine, per adulti ed anziani, invece, vacanze economiche a chilometro zero. La foto è documento prezioso della voglia di vita e di riscatto, per questo motivo viene e verrà riproposta. (Foto Gianni Cardani)
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Al termine di manifestazioni civili o religiose alle quali partecipava il corpo bandistico di Ponte San Pietro, capitava talvolta che al “rompete le righe” quattro o cinque musicanti continuassero i festeggiamenti, riunendosi in forma spontanea a dar vita a quello che la gente chiamava “Bandì”. I musicisti percorrevano le vie del paese e il successo era assicurato: l’immagine esposta, risalente al 1952, lo dimostra eloquentemente. (Foto Rigotti)
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L’antica falegnameria “Marcù” nella vecchia sede sul “Piasöl di Aogàder” in via Garibaldi. Nella foto, Giacomo Marconi, figlio del proprietario Pietro, negli anni ‘50.
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Inizio della Roggia Scotti. Uno scatto dello Studio Pesenti del 1933 la cattura poche settimane prima dell’inizio dei lavori di copertura per creare spazio al capolinea del tram n.8, il Bergamo – Ponte San Pietro. Di origine romana, è citata nei documenti come “Roggia Brembilla”; per gli abitanti di Ponte, che l’hanno vista scorrere, era semplicemente “la Seriöla”. In tempi lontani serviva per bagnare i “prati del Brembo”, in epoca più recente alimentava il mulino e la segheria Milani a Curno, nonché il torchio Scotti in via Cavour. Sulle sue sponde crescevano erbe officinali utilizzate dalla Clinica Erboristica Erni, situata in via Piazzini.
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L’immagine documenta la situazione creatasi in via Garibaldi a seguito dell’inondazione del torrente Lesina avvenuta nel 1952. Analoghi eventi si verificheranno nel 1982 e nel 1987.
La prima esondazione, documentata dall’invio di un rapporto alla prefettura di Bergamo dall’allora sindaco Achille Rattini, è datata 27 maggio 1889. (Foto Gianni Cardani)
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Interno della salumeria Mazzucotelli nel 1957. Al banco il figlio Giovanni, che negli anni ‘60 gestirà la sua gastronomia in largo IV Novembre, dietro al vecchio monumento ai caduti. (Foto Rigotti)
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Il “Burlù”. I nostri concittadini così chiamavano, e con questo nome ancora ricordano, lo sbarramento sul fiume. Maestoso ed imponente, fu travolto dalle gonfie acque del Brembo in piena la notte di Natale del 2013. In questo scatto, effettuato probabilmente nella metà degli anni ‘50, “ol Burlù” sovrasta l’ampio e pescoso specchio d’acqua, dove tre occasionali pescatori sono intenti a verificare il loro “bottino”.
Ci si chiede come abbia fatto ad essere trasportata la barca di Remo Leidi, ancorata a riva.
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La nona Coppa Legler, organizzata dall’ENAL nel 1953, è in pieno svolgimento. Da notare la collocazione provvisoria della Cooperativa Legler in via Roma angolo via Garibaldi. La nuova sede verrà ricostruita nello stesso luogo di quella precedente, distrutta dai bombardamenti aerei del 4 novembre 1944. (Foto Gianni Cardani)
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Giorno di mercato, o forse un’esposizione estemporanea dell’ambulante Angelo Assolari, “ol Martelù”, che propone i propri articoli; dietro di lui il fratello Pietro. Gli utensili erano prodotti dal padre Cesare, detto “ol Maèr”, nel maglio di Briolo. Il carro utilizzato per il trasporto delle merci è riparato sotto il telone. E' difficile identificare la zona di Ponte dove è collocata la merce, forse è largo IV Novembre; l’anno è il 1949. (Foto Rigotti)
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In posa sulla porta della sua bottega dei formaggi Augusto Rota, personaggio conosciutissimo: il suo negozio era uno dei più forniti ed apprezzati dell’epoca. Siamo negli anni ’50. (Foto Rigotti)
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Largo IV Novembre e via Vittorio Emanuele II nel 1952.
La storica edicola della famiglia Corti, aperta nel 1935. Nel 1956, per ragioni di viabilità, questo punto vendita verrà spostato in un locale poco distante. Nella buona stagione il fiorista ambulante era una presenza immancabile della domenica mattina. (Foto Rigotti)
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Siamo negli anni ’50 e sotto i portici di via Vittorio Emanuele II l’esposizione del “Tocagnì” fa da sfondo a un bel primo piano di Giuseppe Rovelli, detto “Barba Roèl”, noto imprenditore nel ramo dei trasporti. (Foto Rigotti)
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Via Garibaldi, 1948. Sotto l’atrio del Palazzo Comunale si intravede uno degli affreschi dipinti da Natale Bertuletti, che decoravano i lati del porticato e che, dopo la guerra, sono stati coperti da una democratica tinteggiatura.
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Antiche case, terrazze, ballatoi, vetrate e l’albero di melograno a lambire le acque del Brembo in questa bella fotografia del 1952.
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Case vecchie sulla sponda sinistra del Brembo negli anni ‘60.
Il Ristorante Sole, la casa del fornaio Bernardo Tarenghi e di seguito gli edifici di proprietà Lavelli-Carsana. E … uno scorcio del “Burlù”. (Foto Rigotti)
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Siamo in largo IV Novembre in un pomeriggio assolato degli anni ‘50: sulla sinistra, dietro l’edicola, troviamo casa Agrati, famiglia proprietaria del maglio di Briolo nell’800. (Foto Rigotti)
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Dall’incontro con via Monte Grappa, la vista panoramica di una via Roma del 1936. Sulla sinistra l’allora dispensario antitubercolare, alla destra i campi degli Avogadro, che si estendevano fin sotto il rialzo del cimitero: erano lavorati dalla famiglia Roncelli, meglio conosciuta come i “Casinecc”.
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Siamo come affacciati su un mondo che ci è stato solo raccontato. Il paese, una volta. Negozi e persone. Chi si reca a fare la spesa visita botteghe fornite, si ferma per due parole, ha il coraggio di perdere tempo per guadagnare cordialità, ascolto, senso di appartenenza. Qualcuno mette la sedia per strada, per essere comodo a guardare il via vai della gente, per esserci, per dare un parere, per sentire le novità. Si ferma lo sguardo sul paese che ancora vorremmo: vivo di saluti, ricco di relazione, crocicchio di strade che raccolgono le gioie e i dispiaceri di tutti, casa di tutti, luogo di condivisione e di solidarietà. Foto degli anni ’50 del secolo scorso.
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Panoramica aerea di Ponte San Pietro. L’anno è il 1924 e lo scatto ci consegna un paese nato e cresciuto a misura d’uomo e l’Isolotto nel suo primitivo percorso. Quanto è distante questa immagine dall’attuale veduta del paese. Solo il Brembo rimane immutabile a scorrere, placido specchio di case o voce impetuosa di piene rabbiose. (Foto Airone)
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Via Vittorio Emanuele II, anni ‘50. Il Ristorante Leon d’oro, con la bella insegna in ferro battuto. L’architetto Luigi Angelini la citerà nel suo volume “L’Arte minore bergamasca”. (Foto Rigotti)
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Anni ’50, largo IV Novembre, angolo via Mauro Vitali, detta “Stalètt”. Affiancata allo Studio Pesenti la succursale del Credito Bergamasco, che negli anni precedenti era collocata in via Vittorio Emanuele II, presso il Palazzo Moiana. (Foto Pesenti)
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Insegna dell’Albergo Ristorante Sole in via Vittorio Emanuele II. La vecchia sede del negozio di tessuti di Eustacchio Scudeletti, detto “Stacchio”, negli anni ‘50. Un ricordo che solo la fotografia ha saputo conservare. (Foto Rigotti)
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Da largo IV Novembre verso via Vittorio Emanuele II sono scomparsi tutti i riferimenti leggibili in questo scatto del 1953.
Dall’alto, a sinistra, il fruttivendolo Emilio Finazzi, detto “Spinasì”, il locale Istituto Nazionale Gestione Imposte Consumo, la bacheca del fotografo Pesenti, il barbiere Innocente Roncoroni, detto “Carì”, il sellaio Vittorio Malvestiti e il recapito del Riccardo Preda, autista di rimessa. Al Cinema Aurora, quella settimana, proiettavano un film di Stanlio e Ollio. (Foto Rigotti)
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1948, in località Merena è stato allestito un “miniparco dei divertimenti”. La classica giostra delle catene era la principale attrazione. Le facevano da contorno il tiro a segno o qualche altro gioco similare. Con tanta voglia di divertirsi e pochi spiccioli da spendere era l’occasione ideale. (Foto Gianni Cardani)
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Siamo nel 1954 e questo è il negozio di frutta e verdura dei Castelletti in via Vittorio Emanuele II n. 24. Nella foto, con il maglione a righe, il figlio Antonio. Nel 1932-33, i Castelletti acquistarono l’edificio dei Corti, ai tempi titolari dell’Ufficio Poste e Telegrafi sistemato al pianterreno. Quando i Corti si trasferirono in via Garibaldi, continuarono l’attività in casa Giacometti. I due distributori di benzina e miscela davanti alla salumeria Mazzucotelli non erano i soli in paese: in via Vittorio Emanuele II e in via Garibaldi ne erano stati installati altri sette o otto. Sul retro della fotografia originale si legge il seguente testo: “Ottobre 1957. Patriarca di Venezia Cardin. Roncalli = Papa Giovanni XXIII si fermò a questo distributore per rifornimento”. (Foto Rigotti)
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Giulio Bonacina (1910-1993), sarto in via Luigi Piazzini.
Durante la settimana la sua bottega era il ritrovo di amici e conoscenti: commentavano la scarpinata in montagna della domenica precedente e facevano programmi per la successiva. Il “Bita”, così veniva chiamato, da giovane fece parte della compagnia filodrammatica “Ars et Veritas”, si improvvisò cineasta quando con la cinepresa 8 mm tradusse in immagini una poesia dialettale intitolata “Bambòss di grasie” e in età avanzata si scoprì pittore. Lo scatto di Lodovico Galli lo ritrae negli anni ‘70 esattamente così come lo ricorda chi lo ha conosciuto e stimato.
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Negli anni ‘60 erano ancora numerosi i cortili (“I staii”) esistenti in paese, anche in zone centrali. Quello di questa immagine era collocato nel secondo tratto di via Luigi Piazzini, abitato da operai, artigiani e contadini. Da notare al centro, sotto il ballatoio, i servizi igienici condominiali. Tutto sommato erano un punto di incontro di quella comunità … (Foto Rigotti)
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Per un’attenta scolaresca delle elementari è stata scelta come aula il greto del torrente Quisa, in prossimità del ponte della Briantea. L’insegnante è il maestro Giuseppe Cantù, la cui famiglia ha gestito per anni un’avviata cartoleria in centro paese. (Foto Rigotti)
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Passerella sul Brembo ghiacciato in località “Fundù de la Ghisòta”, che collegava il “Serè” con l’Isolotto. In estate, con l’acqua sempre corrente e, allora, pulita, era la meta di bagnanti grandi e piccini. Anno 1958. (Foto Brembilla)
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I ragazzi dell’Oratorio San Giovanni Bosco si sfidano in questa gara ciclistica nel 1953. Stanno percorrendo via Vittorio Emanuele II e, come si può notare, gli spettatori non mancano. L’edificio centrale nella fotografia era la succursale della Banca Popolare di Bergamo, diretta dal signor Filippo Bonacossa.
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In una domenica pomeriggio del 1954, la sosta dopo una settimana di intenso lavoro. Riposo tranquillo tra una chiacchierata e l’altra, lasciando trascorrere il tempo. Mentre si avvicina la sera si commenta il presente, si rinverdiscono i ricordi e si spera nel domani. (Foto Gianni Cardani)
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Felicità è anche una passeggiata a cavallo sulle acque del Brembo, ma per gli Assolari è una consueta giornata di lavoro. Siamo nel 1949. (Foto Rigotti)
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La latteria e gelateria Gatti aperta all’angolo di via Vittorio Emanuele II prima che venisse realizzato il portichetto verso il ponte sul Brembo. Al banco Franco Gatti, figlio del proprietario Gaetano, nel 1954-55. (Foto Rigotti)
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Un viottolo sull’Isolotto, una Vespa, un cane e il campanile nuovo che sembra osservare la scena. Foto scattata da Gianni Cardani nel 1960-61.
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Proposto e realizzato nei primi anni ’30 del ‘900 da Anna Schaeppi, moglie di Matteo Legler, il “Nido d’infanzia Legler” era allestito in un edificio a pochi passi dalla portineria del cotonificio. Gestito da personale qualificato e, come mostra questa foto del 1938, con ampio terrazzo prospiciente il Brembo, custodiva i neonati durante il turno di lavoro delle operaie. Le mamme potevano fare visita ai loro bimbi e, se necessario, allattarli. (Foto Pesenti)
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Una scena di normale vita quotidiana. Le lavatrici non si sapeva cosa fossero e ben poche abitazioni disponevano di lavatoi nelle vicinanze. Allora, estate e inverno, era il fiume che doveva provvedere al risciacquo del bucato. Nella foto le donne sono inginocchiate nella “bradèla”; più in là, ma a portata di voce, i figli giocavano nella “gèra”.
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E' un’istantanea del 1930. Nello slargo di via Vittorio Emanuele II spicca la solitaria figura di un venditore ambulante di formaggi. Si notano il negozio dei bottai Gambirasio e la cartoleria Cantù. In alto sulla parete la locandina del film “Ben Hur” proiettato al Cinema Aurora. (Foto Pesenti)
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Appena tracciato era solo “ol viàl”. Nel 1922 diventa viale delle Rimembranze in onore dei caduti della Grande Guerra e, infine, viale Italia, come ancora oggi lo conosciamo. La fotografia del 1948-49 mostra il passaggio all’inizio del viale di un gruppetto di partecipanti ad una corsa campestre organizzata da una non identificata società sportiva.
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Lezione di cucito e ricamo nel giardinetto di casa Gambirasio al n. 1 di largo IV Novembre nel 1947. Al centro la padrona di casa, maestra di ricamo.
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Gli anni sono quelli di “Ladri di Biciclette” e, dunque, chi si può permettere una moto la mostra con orgoglio. Sembra una gara, ma è solo un’esibizione sulla curva di via Monte Grappa, che strapperà esclamazioni e, forse, anche un po' di invidia, agli spettatori coetanei. Siamo nel 1949. (Foto Rigotti)
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Un gruppo di operaie del Cotonificio Legler con i classici grembiuli da lavoro a quadretti bianchi e blu, fotografate durante la pausa dal lavoro nel 1948. Uno spuntino veloce, quattro amichevoli chiacchiere, e pochi minuti per rilassarsi. Sono le undici di una giornata qualsiasi, e vi sono ancora tre ore di lavoro, quelle che si portano il peso della stanchezza, le più dure prima del rientro a casa. (Foto Gianni Cardani)
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Il passato e il futuro transitano affiancati in centro al paese nel 1951. Una realtà di altri tempi. (Foto Rigotti)
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Foto ricordo dei fedeli che hanno prestato la loro opera per la costruzione della Chiesa Nuova, inizialmente progettata dall’ingegner Elia Fornoni. Nel 1913 fu posata la prima pietra, ma dopo lo scoppio della guerra i lavori furono interrotti e mai più ripresi. Nel 1923 l’ingegner Dante Fornoni, figlio di Elia, presentò alla Commissione Pro Erigenda Chiesa Nuova un nuovo progetto, per la realizzazione del quale fu necessario demolire le mura del primo lavoro.
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Scorcio di via Vittorio Emanuele II visto da una finestra di casa Salvi nel 1949. Si notano il negozio di frutta e verdura di Tobia Leidi e la Cartoleria e Colorificio Preda. (Foto Gianni Cardani)
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Lo Scoutismo è presente a Ponte San Pietro già nel 1926. Superate le difficoltà del dopoguerra, si ripresenta nel 1945 e la sua proposta esercita sui ragazzi il richiamo di una bella avventura. Nella fotografia, scattata nel 1945, posano, per un ricordo, a sinistra don Luigi Casali, al centro Giacomo Boschini, a destra il chierico Federico Brembilla e Silvio Bonalumi, fondatore, animatore e capo educatore fino al 1993, anno della sua morte.
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